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QUANTO E’ UTILE IL LAVORO MENTALE NELLA COSTRUZIONE DI UN CAMPIONE? QUALE STRUMENTO UTILIZZARE?

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La motor imagery si ritiene ormai fondamentale nella preparazione mentale degli atleti. Lo dimostra il suo uso sempre più diffuso tra gli atleti professionisti è una tecnica complementare all’allenamento sul campo.

Jones e Stuth (1997) in una ricerca hanno stimato che tra il 70% e il 99% degli atleti di élite è utilizzata la motor imagery nei propri allenamenti in sport quali: tennis, tiro con l’arco, golf, ginnastica, sci, motociclismo, calcio e basket. Chiaramente sono sport molto diversi tra loro e questa differenza ci indica quanto questa tecnica sia adattabile alle due capacità fondamentali che uno sportivo deve possedere: – “closed motor skills” (es. il servizio nel tennis, il tiro a canestro nel basket, il tiro con l’arco), dove l’attività è indipendente dal contesto ambientale

– “open motor skills” (es. la volèe nel tennis, il calcio di rigore nel calcio), dove il movimento è legato a stimoli ambientali (es. movimento della pallina, linguaggio del corpo dell’avversario). I motivi di tale successo vanno ricercati nella forte connessione mente-corpo che caratterizza ogni sport e che rende l’uso della motor imagery una pratica spontanea per gli atleti. Infatti:

1. Ogni azione sportiva è un’attività che stimola diversi sensi.

2. L’atleta professionista è allenato a percepire ogni sensazione che proviene dal corpo.

3. Le sensazioni del corpo agevolano l’atleta ad un costante processo di autoregolazione al fine di dominare la fatica, gestire gli errori, distribuire le sue energie.

4. L’atleta riconosce molto bene le emozioni, vissute spesso in maniera estrema durante le competizioni. Di conseguenza, anche a distanza di tempo, la rievocazione mentale di queste condizioni psicologiche comporterà l’attivazione di tutte le sensazioni collegate.

Il modello PETTLEP di Holmes e Collins (2001) è il più utilizzato nello sport. Si basa sul concetto di “equivalenza funzionale” definendo gli aspetti fondamentali per la buona riuscita dell’applicazione. Vediamolo insieme:

1. Physical: l’imagery deve essere di tipo fisico

2. Environment: il contesto immaginato deve essere simile a quello reale

3. Task: il compito immaginato deve essere adattato alle abilità del soggetto

4. Timing: i tempi di esecuzione devono essere simili a quelli reali;

5. Learning: il compito deve mirare all’incremento delle capacità del soggetto;

6. Emotion: l’esperienza di imagery deve elicitare le stesse emozioni emergenti nella realtà;

7. Perspective il punto di vista 1PP è quello più adatto per la maggior parte di sport.

Mi è stato chiesto se la Motor Imagery fosse uno strumento utile soltanto nella preparazione di un performance sportiva. L’esperienza mi ha dato la possibilità di affermare che è possibile utilizzare questo particolare strumento anche per la riabilitazione da un infortunio. Attraverso la Motor Imagery possiamo aiutare l’atleta ad affrontare il processo di riabilitazione, intervenendo su:

– GESTIONE DEL DOLORE mediante – immagini dissociative per distrarlo dal dolore , consentendo di far sviluppare al soggetto un’immagine mentale multisensoriale di sé, immerso in un ambiente tranquillo e rilassante, in questo modo si potrebbe agevolare la riduzione dell’attività del sistema nervoso simpatico, consentendo una graduale diminuzion

e della tensione muscolare con una riduzione della distribuzione degli impulsi del dolore – immagini associative al dolore immaginando una forma, una dimensione un colore, un movimento. In questo modo è possibile modificarne il contenuto, trasformare le sensazioni e generare uno stato di sollievo. – PROCESSO DI RIABILITAZIONE l’atleta infortunato visualizza, in stato di rilassamento, immagini mentali che prevedono il superamento ottimale delle fasi utili al completo recupero fisico e di ritorno alle competizioni, utilizza rappresentazioni mentali delle proprie abilità di coping utili a superare in maniera efficace i possibili problemi reali e/o previsti che si incontrano in fase di riabilitazione.


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