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Luca Cramarossa, “Potenziare la dimensione psicologica per mantenere e incrementare l'equilibrio"

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Luca Cramarossa, viaggio nell’Olimpo del Beach Tennis “Potenziare la dimensione psicologica per mantenere e incrementare l’equilibrio”

Luca, nel 2017 nr. 1 ranking mondiale, per i grandi risultati ti hanno dedicato anche una racchetta. Ci racconti come è nata la passione per il beach tennis?

La mia passione per il beach tennis è nata all’incirca all’età di 15 anni, durante un campionato scolastico tra le varie attività sportive, rimasi affascinato dalla spettacolarità di questo sport, in cui domina la creatività, la velocità e l’originalità nell’individuare il proprio stile per fare il punteggio. In quel periodo giocavo a tennis dove già mostravo una tecnica particolare (provavo i “tuffi” già sul campo da tennis) e quando ho provato questo sport, ho ritrovato le caratteristiche che mi appartenevano. Ci fu una partita in particolare con un insegnante di educazione fisica che scatenò il mio interesse per il beach tennis, contro cui persi 6-0 e mi propose di allenarmi a Lido Gandoli con il suo gruppo. Il giorno dopo mi presentai sul campo e non ho più smesso.



Generalmente come funziona una tua giornata tipo considerando che spesso sei in viaggio per i tuoi tornei?

Seguo uno stile di vita che mi consente di gestire i carichi di lavoro per il meglio, partendo dalle sette ore di sonno che mi consentono di affrontare i miei impegni quotidiani. Mi affido ad un nutrizionista per seguire un’alimentazione corretta necessaria per sostenere i miei allenamenti. Durante i tornei si giocano due partite in una giornata, raggiungo il campo sempre un’ora prima per prepararmi con un riscaldamento che pianifico prima del match, poiché il campo di sabbia è un terreno faticoso, dove ci si può affaticare velocemente, bisogna saper regolare le energie necessarie per la sfida e il riscaldamento rappresenta una routine importante prima di ogni match. Quando non sono impegnato con i tornei mi dedico ad intensi allenamenti in palestra, specifici in vista degli impegni futuri, che prevedono soprattutto il potenziamento della forza muscolare delle gambe.

Quale è stata in questi anni la vittoria più emozionante?

La vittoria più significativa è avvenuta nel 2015 durante il Campionato del Mondo che si è tenuto a Cervia. In realtà persi in finale, ma affrontai il torneo con scarse aspettative; nei quarti di finale giocammo la finale contro due avversari russi, avevamo ben quattro match point da annullare e nessuno credeva in quella vittoria, che però arrivò, conquistando la finale. Fu davvero emozionante raggiungere quel meraviglioso risultato per il Campionato del Mondo.

Il Beach Tennis si gioca generalmente in coppia, quali caratteristiche tecniche e relazionali dei giocatori favoriscono l’efficacia del risultato?

Nel beach tennis la componente relazionale è molto importante, essendo uno sport di coppia, è necessario curare l’aspetto relazionale per la creazione di un efficace connessione ai fini del risultato. Durante i miei anni di esperienza ho incontrato e cambiato molti compagni che avevano anche maggiore esperienza tecnica di me; oltre ad aver fortificato le mie disposizioni psicologiche, le relazioni mi hanno portato a sperimentare che per la gestione delle emozioni, essere supportivi può migliorare e facilitare il gioco. Guardare il compagno, connettersi con un “5”, stabilire senza parole la strategia vincente. Aumentare l’unione è fattore decisivo per questo sport, per il quale deve iniziare ad esserci maggiore attenzione e lavoro sulle dimensioni relazionali della coppia di atleti, perché non basta essere solo tecnicamente efficienti.

Hai delle persone di riferimento che sono il tuo punto fermo?

I miei punti di riferimento sono la mia famiglia, che vive in Puglia, mentre io in Emilia-Romagna, ma nonostante la lontananza, sono sempre pronti a sostenermi durante i periodi più intensi e faticosi dell’anno. È sempre presente il mio allenatore, #SimonaBonadonna, con la quale ho un ottimo rapporto e poi ci sono i miei amici.

Cosa ne pensi dell’aspetto psicologico nella prestazione sportiva?

Nella prestazione sportiva l’aspetto psicologico riveste un ruolo determinate per saper sostenere il carico delle pressioni emotive del torneo, la tensione “pre-post match” e per avere la capacità di ritrovare l’entusiasmo di saper tornare a migliorarsi dopo un risultato negativo. Ho lavorato molto e continuo costantemente a potenziare la dimensione psicologica per mantenere e incrementare l’equilibrio che mi consente di gestire le energie per trovare la concentrazione necessaria ad esprimermi sul campo. Inoltre, la cura per gli aspetti psicologici dovrebbe interessare anche la categoria degli allenatori e rivolgersi anche ai bambini che ho il piacere di allenare. Luca, in bocca al lupo per quanto verrà, #CREA la tua vittoria


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