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La corsa di Alessandra Adriatico: per avere coraggio ci vuole cuore.

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1) Come ti sei avvicinata alla corsa?

La corsa si è manifestata come un’esigenza spontanea. Frequentavo regolarmente dei corsi in palestra, vivevo (e ahimè ancora vivo) una vita fin troppo movimentata, una vita di corsa, oserei dire. Per cui non è stato certo la necessità di muovermi ad avvicinarmi alla corsa. Però, spesso, rientrando a casa la sera o semplicemente camminando per strada, avvertivo lo strano impulso di correre, come se il corpo e la testa chiedessero di essere liberati in quel gesto. Un giorno ho sentito questa necessità più impellente delle altre volte, ignorando tutto quello che avevo intorno, ho abbandonato le paure, come se stessi sfilando via un indumento, e semplicemente ho cominciato a correre. Correndo stavo bene. La volta successiva ho optato per calzoncini e scarpette e mi è piaciuto ancora di più. Da allora non ho più smesso.

2) Cosa ti ha permesso di conoscere la corsa di te stessa?

Potrei snocciolare un lungo elenco di qualità che sono emerse nella mia vita da podista: tenacia, forza di volontà, compassione, empatia, capacità di resistenza, grinta. Ma poi ci rifletto su un po’ meglio: con la corsa ho imparato ad amarmi. È il solo motivo che mi ha spinto ad andare oltre la fatica e la pigrizia, con estrema disciplina. Ogni passo battuto sul terreno è una dichiarazione d’amore che faccio a me stessa. Perché correndo sono solo io, i miei piedi, le mie gambe, i miei polmoni, il mio cuore e la mia testa. Una macchina “perfetta”.

3) Quali benefici ha portato alla tua vita?

I benefici della corsa sono innumerevoli. Iniziando dal più intuitivo, la forma fisica migliora, mi piaccio di più, per poi passare a considerare che riposo meglio, ho imparato a rispettare il mio corpo e le sue esigenze di riposo, di essere nutrito in maniera sana ed adeguata. Poi si fa un balzo oltre. io definisco lo stato che raggiungo correndo quello della “mente pura”: il corpo richiama a sé tutte le energie e la testa deve eliminare tutto ciò che nel pensare è superfluo, resta solo l’essenziale. Per questo correndo trovo le soluzioni ai problemi, rientro più calma e serena, con visioni schiarite e costruttive. E poi non da ultimo esiste un riscontro sociale. Per fortuna ci sono sempre più amanti della corsa, un popolo di persone sane e positive con cui ci si ritrova per condividere esperienze e sensazioni, scambiarsi suggerimenti e dritte. Ho conosciuto correndo persone speciali, con cui ho condiviso momenti unici. La corsa non è un’attività necessariamente solitaria, può essere un momento aggregativo estremamente divertente e gratificante.

4) Tre maratone in un anno, quali emozioni hai provato?

La maratona, non a caso detta la Regina, degna di essere rispettata e carica di onori. Superata la linea del via ci si immerge in un abisso, in apnea, non si sa dove e come si ritornerà in superficie, né chi saremo quando riemergeremo ma si sa che riemergeremo, comunque, e che non saremo più gli stessi che eravamo all’inizio.

Il primo incontro con la regina è avvenuto a Roma 2016, ero tra il pubblico in prossimità dell’Ara Pacis, al km 34-35, oltre il cosiddetto muro del maratoneta. Guardavo ognuna di quelle donne e di quegli uomini che, indipendentemente dalla velocità, continuavano a volare, oltre la stanchezza, la voglia di mollare, oltre il caldo, oltre sé stessi. Non sono riuscita a contenere le lacrime perché ho sentito la forza del coraggio che mi investiva. In quel preciso momento ho deciso che anche io sarei stata una maratoneta. La prima Roma 2017: è stata la mia gara perfetta, al traguardo un senso di liberazione ed onnipotenza. È stato suggellare la chiusura di un periodo spiacevole che sono riuscita a superare proprio grazie alla corsa, concentrandomi su me stessa e sulla preparazione atletica. La seconda Atene 2017, La Maratona. Si fatica a contenere le scariche di adrenalina correndo sul tracciato che vide Fidippide correre per la prima volta nella storia la distanza tra Maratona ed Atene, diventata poi ufficialmente 42,195 km. Atene mi ha insegnato il valore della vulnerabilità. È stata la prima gara corsa dopo un infortunio avvenuto sei mesi prima, ero spaventata, preoccupata, ma ho imparato a fare della mia debolezza la mia forza. Infine Firenze 2017, corsa a sole due settimane da Atene…una follia, lo ammetto, ma qualcuno ha definito il maratoneta un pazzo, un pazzo che corre. Ho voluto correre Firenze in totale solitudine, pochissime persone lo sapevano, volevo poter contare solo sulle mie forze, fisiche e mentali. La pioggia e il freddo mi hanno fatto compagnia per tutto il tempo, alla fine ero devastata, ma ancora una volta sorridente. 3, 10 o 100 maratone sarà sempre come fare un viaggio ogni volta diverso, avvincente, faticoso ma pieno di sorprese, euforia alternata a sconforto, pieno di vita, con un’unica meta, se stessi. Una puntualizzazione, Roma 2017 è la mia gara perfetta ad oggi, farò di tutto per migliorare ancora.

5) La consapevolezza corporea è una dimensione centrale nella performance sportiva; correre ti ha permesso di aumentarla?

Il corpo è il mezzo che usiamo ogni giorno, la maggior parte delle volte inconsapevolmente. Quando è chiamato, come nella corsa, ad uno sforzo intenso avvertiamo la sua presenza. Correndo ho imparato ad ascoltarlo: dolori, tensioni, stanchezza sono sempre segnali inviati dal corpo per richiamare la nostra attenzione. Ho imparato a sfruttarlo ottimizzando i movimenti e sfruttandone le potenzialità. È tipico, ad esempio, per chi si avvicina alla corsa imbattersi in testi e fonti che parlano di come compiere correttamente il gesto meccanico della corsa per poter massimizzarne la resa ed evitare infortuni. Il corpo diventa il nostro inseparabile alleato ed il miglior compagno di viaggio e creare un canale di comunicazione tra il nostro corpo e la nostra testa diventa una necessità di cui continuiamo a beneficiare anche nei momenti diversi da quello della corsa.

6) Nei momenti di crisi, quale parte di te hai usato per andare avanti?

La crisi è il momento creativo della corsa. Non esiste un’unica risposta perché ogni crisi viene superata appigliandosi a qualcosa di diverso; il range è ampio si può andare dall’elevato sentimento di riscatto al più concreto dolce che ci si vuole concedere appena rientrati a casa. Quello che davvero conta è che si impara a gestire le crisi. Correre vuol dire inevitabilmente soffrire, possiamo però decidere in che modo vivere questa sofferenza, ed è questo il primo passo per superare una crisi. Accettata questa condizione di ineluttabilità è come se improvvisamente gli occhi si abituino al buio e comincino a scorgere soluzioni, ci rendiamo conto di avere serbatoi di risorse di cui non sospettavamo l’esistenza a cui poter ancora attingere. La mente si apre, il ritmo del cuore si stabilizza, il respiro si fa regolare, le gambe riprendono ad andare…e la crisi è oramai qualche chilometro dietro di noi.

7) Cosa ha portato la corsa nella tua vita quotidiana?

La vita di un podista è una vita costruita attorno la corsa e le sue esigenze, ma pochi lo sanno e se ne accorgono, solo chi corre. La corsa diventa assimilabile ad un istinto primario come bere, mangiare e dormire. Non è solo e banalmente fare sport, è il mio momento, uno stato di necessità fisico e mentale. Correre mi fa stare bene, che lo faccia da sola o in compagnia, vicino casa o lontano. A tal proposito ovviamente ovunque vada in valigia ho sempre scarpette e calzoncini. Ho corso in tutti i posti che ho visitato, per lavoro o per piacere, uscendo di casa quando il mondo dorme e andando alla sua scoperta al ritmo di corsa. Quindi la corsa mi ha anche regalato dei momenti di incredibile bellezza, unici, albe meravigliose, notti stellate e scorci indimenticabili.

8) La corsa al femminile: strumento di grande autoefficacia. In cosa ha migliorato la tua vita?

Sono tante le donne che corrono, sono tante le donne che mi hanno ispirato e non parlo solo di nomi famosi entrati nella leggenda, come Roberta Gibb o Kathrine Switzer le prime donne che ostinatamente hanno dimostrato al mondo intero che anche una donna è capace di correre una maratona. Mi hanno ispirato molto di più donne in carne e ossa: mia madre, che pur non avendo mai corso un distanza più lunga del corridoio di casa, è una maratoneta nell’anima, amiche di cui conoscevo le fatiche e le sofferenze che stavano sublimando nella corsa o i sogni e le aspirazione che spingevano avanti, colleghe che nonostante mille impegni e rocambolesche organizzazioni trovano sempre il tempo di correre, atlete conosciute alla start line di una gara di cui ho ascoltato i racconti, sconosciute di cui ho incrociato solo lo sguardo, uno sguardo in cui ci stava tanta grinta e determinazione da poter correre per sempre. Tutte donne consapevoli, piene, in constante sfida con sé stesse, che non si arrendono mai, ed io sento di essere una di loro, sento nella mia vita di essere diventata migliore.

9) Un messaggio a tutte le donne che vorrebbero iniziare a correre.

Coraggio, abbiate coraggio. È una parola meravigliosa coraggio, etimologicamente vuol dire avere cuore, agire con il cuore. E le donne sanno farlo meglio di chiunque altro, hanno quella forza segreta che le spinge ad andare oltre, a rischiare, a mettersi in gioco. La corsa saprà allenarvi al coraggio, risvegliare un senso di libertà ed autodeterminazione e non da ultimo farvi divertire come da bambine.

Maria Daria Giri

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