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Cosa ha contribuito a far diventare un campione Marco Meoni?

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Conosciamo tutti Marco Meoni il grande palleggiatore della Nazionale Italiana di Pallavolo, un ragazzo nato nel 1973, una medaglia d’argento alle olimpiadi di Atlanta nel 1996 ed una medaglia di bronzo a quelle di Sydney 2000. Un oro ai mondiali di Tokyo 1998, tre ori agli europei di Grecia 1995, Austria 1999, Germania 2003; quattro Word League Brasile 1995, Russia 1997, Argentina 1999, Paesi Bassi 2000. Un palmares davvero invidiabile per chi ha passato una vita “sotto rete”.

Il ruolo di Marco Meoni è un ruolo fondamentale nella pallavolo, c’è chi lo chiama regista, chi in gergo alzatore, ma di certo Marco, per anni, è stato il perno su cui la Nazionale ha “girato” alla grande. Nel corso della sua carriera Marco ha avuto la possibilità di giocare con la Nazionale guidata da Julio Velasco, dal quale ritengo abbia tratto molti insegnamenti e lo ha agevolato a diventare il campione che è. Marco è stato un giocatore completo, la sua peculiarità essere un palleggiatore molto alto. La mia esperienza sportiva, proprio nella pallavolo e soprattutto nello stesso ruolo di Marco, mi ha portato ad osservare ogni suo movimento tecnico-tattico e comportamento in campo. Il “nostro” palleggiatore ha sempre preferito un gioco “veloce” prediligendo il gioco di attacco in primo tempo con i centrali, che hanno garantito sempre un’ottima prestazione nelle poderose schiacciate lasciando poco scampo alla difesa. Ma cosa ha reso Marco Meoni un grande giocatore di pallavolo? Marco si è definito in un’intervista un palleggiatore al servizio dei suoi attaccanti, si è sempre speso per garantire la palla giusta ad ogni giocatore, li conosceva tutti, ne conosceva le preferenze quanto volessero la palla “attaccata a rete” per garantire un attacco vincente. Ma Marco, immagino, sia andato ancora più nel profondo, credo che abbia una buona capacità di osservazione ed una particolare sensibilità nel “sentire” le emozioni di ogni suo compagno di squadra. Questa capacità, affinata con il tempo e con l’esperienza fatta in campo, nello spogliatoio e fuori. Marco era in grado di guardare negli occhi i suoi compagni di squadra e comprendere quale fosse il momento giusto per servire la palla giusta per l’attacco vincente rendendoli, così, indispensabili e fargli capire quanta fiducia riponesse in ognuno di loro.

Mi piace dare una mia interpretazione sulle performance di Marco Meoni: Conoscere i propri punti di forza e quelli dei compagni di squadra, entrare in Relazione con sé stesso connettendo mente e corpo e soprattutto costruire una sana Relazione con i compagni di squadra, regolare la propria Energia per garantire un’“alzata” perfetta, questo ciclo permette di percepire un senso di autoefficacia per sé e per tutti i componenti della squadra.

E’ per me un onore ed un enorme piacere averti nel nostro gruppo! Grazie Marco!ù

Mirko Proietti


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